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"Il dolore è una cosa con le piume", Max Porter

  • ilariainnocenti
  • 24 apr
  • Tempo di lettura: 3 min

Un libro sui vissuti più sommersi del lutto e sull’amore che restituisce perimetri alla realtà.

Consiglio di fluttuare in questa lettura schietta e misurata che, proprio come una fiaba, necessita di essere soprattutto ascoltata (più che spiegata).


Ci sono un padre, che ha perso la moglie, due bambini, che hanno perso la madre e un corvo che irrompe nelle loro esistenze. Il corvo rappresenta la disperazione.

La lingua della disperazione é una lingua sensoriale e illogica fatta di suoni cupi, onomatopee, battiti d’ali, rumoreggiare… “scraa cra, scracchete scraa basso e cantilenante… cro, cra, raschiamenti di gola, vomiti, sputi, parolacce, cronc cronc, bau bau, sob sob, un’assurda jam session di gamelan fatta di voce interrotta di padre e richiami violenti d’uccello, tonfi, strilli, strappi dolorosi”.

Il corvo è arruffato, stralunato, colora uscendo dai bordi, ha disposizione violenta.

I bambini schizzano, sputacchiano, trascurano, sanguinano.

Il padre è disteso, è ubriaco, è un giocattolo rotto, ha freddo, scarabocchia.

Il libro tratta di un #lutto e di come si elabora, descrive tutto ciò che scorre dentro senza risparmiarsi su nulla; al tema contribuiscono anche la sua trama scarna, i suoi paragrafi che si ripetono e la scelta accurata di parole che colpiscono o accarezzano.

Il libro dà forma all’intimità meno dicibile relativa alla perdita, dà parola a fantasie, sensazioni, emozioni che emergono dagli angoli più sotterranei…

Il #dolore è “totalizzante, tetradimensionale, astratto”, non include altro, né contempla vita.

La disperazione, che punge e congela, intride i pensieri, le scelte, il presente, il futuro; tutto si concentra sul mondo interno - chiudersi, barricarsi - la vita non entra, anzi, è odiata, è minacciosa: lo mostra bene il passaggio dell’uccisone di un pesce da parte dei bambini, che non si capisce se avvenga nella realtà, ambiguità sulla quale si gioca tutto il libro: non importa sapere se è un fatto reale o fantasmatico; questa immagine ci restituisce tutta la portata dell’angoscia che si trasforma in violenza. È l’angoscia che i bambini vivono: i bambini, come il pesce ucciso in una pozza tra gli scogli, sono come morti in un luogo senza respiro e senza possibilità di fuga.

(padre): “Forse la conseguenza principale del fatto che lei non ci fosse più, pensavo, era che sarei rimasto sempre così: un organizzatore, un metodico venditore di cliché di gratitudine, un architetto robotico di quotidianità per bambini senza mamma.”

Il libro suggerisce come il dolore per la #perdita di una persona amata riverberi in chi la ama, in ogni sua fibra presentandosi come un groviglio di sensazioni senza un verso, senza un nome, a intermittenze, per passaggi emotivi repentini, per va e vieni…


“I cuscini sono fatti di piume” (come il corvo). Il cuscino è fatto di dolore ma il cuscino, su cui si poggia la testa, è anche il luogo dove abbandonarsi al sonno,  contiene speranza. Il dolore contiene qualcosa che spinge in avanti.

Da principio, la lingua del corvo si fonde con la lingua del padre e dei bambini, completa corrispondenza che si rarefarà mano a mano che il dolore verrà metabolizzato, grado per grado, quando l’amore riaffiorerà da “tutto corvo”, separandosi da quella sofferenza insopportabile che prende tutta la persona, tutta la sua esistenza, tutto lo spazio della sua mente.

La disperazione diverrà dolore, attraverso un movimento di va e vieni lento, farà posto alla vita che procede.

“Rilascio lento, lentissimo, infinito della tristezza.”

Inizieranno ad avere più spazio altre cose, ricordi, “ricordi buffi, che includono o non includono mamma”, ci sarà un ritorno alle occupazioni personali, come la scrittura per il padre. “Era giovane e buono e certe volte spiritoso. Era taciturno, poi inviperito, poi perfido e irriconoscibile, poi ossessionato e aveva delle visioni e scriveva, scriveva, scriveva.”

“Uno dei due bambini perse il biglietto con sopra scritto “buona fortuna”, a lui tanto caro, che la madre gli aveva messo nel cestino del pranzo. Pianse, da solo in camera sua, poi scagliò una macchinina contro il poster incorniciato di Coltrane. Lo ruppe. Si sentì meglio. Il padre raccolse diligentemente tutti i vetri rotti e capì.”

Insieme al dolore, torneranno a sentire l’amore.

“Le ceneri hanno avuto un fremito, mi sono sembrate impazienti, così ho rovesciato il barattolo e ho gridato nel vento TI AMO TI AMO TI AMO e loro si sono alzate, l’impressione di una nuvola, il fallimento delle nuvole, scientificamente veloci e visivamente un disastro, uno stormo di uccellini carbonizzati ha screziato il cielo grigio, il mare grigio, il sole bianco ed è sparito. E i bambini erano alle mie spalle, un argine di risa e urla che mi cingeva le gambe, si muoveva e si aggrappava, saltava, ruotava, inciampava, strepitava, strillava, e i bambini hanno gridato TI AMO TI AMO TI AMO e la loro voce era la vita e il canto della loro madre. Incompiuta. Bellissima. Tutto.”



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